Detesto le prefazioni • "Non leggermi"

Mallarmé ad un autore inedito che gli chiedeva un testo di presentazione o di sostegno: “Detesto le prefazioni anche se scritte dall’autore, a maggior ragione trovo deplorevoli quelle aggiunte da altri. Un vero libro, mio caro, non ha bisogno di presentazioni, procede per colpi di fulmine come la donna con l’amante, senza l’aiuto di un terzo, il marito…”. In tutto altro senso ho scritto: “Noli me legere” . Divieto di lettura che annuncia all’autore il suo congedo: “Non leggermi”. “Sopravvivo come testo da leggere solo grazie alla consumazione che, scrivendo, ti ha lentamente sottratto l’essere”. “Non saprai mai ciò che hai scritto, anche se non hai scritto che per saperlo”.

[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions Minuit 1983]

RISVOLTI n.22 | luglio 2016 ▌Felice Piemontese


martedì 23 agosto 2016

V.S. Gaudio ░ La Lebenswelt con Corto Maltese sul Bosco del Torinese

Corto Maltese e il Pantano dei Bei Sogni!
Lebenswelt con Hugo Pratt sul Bosco del Torinese 
e il bagliore ainico della moglie del Poeta

Come se fosse stata qui la spedizione, nei pantani della Sibaritide e non nell’Orinoco, dove nel delta si inventano numerose lagune, e dove la più bella è anche la più pericolosa[i]; e con Corto c’era il poeta, la moglie del poeta e l’esperto marinaio il padre di questa, legati nel nome della lode del mare o dell’acqua del genere maschile.
La moglie del poeta era una navigatrice provetta, esperta seguace del padre, nella sua giovinezza, quando a volte appariva sulla spiaggia a trarre a riva la barca insieme al padre e ad altri marinai, gli avventori, semplici bagnanti o curiosi della battigia, restavano abbagliati dal bagliore ainico della giovane donna che, anche in shorts bianchi a fior di culo, si faceva demone meridiano per la libido di quasi tutti quei visionatori  occasionali e precisi destinati a farsi cultori indefessi di quell’oggetto “a”; se non ci fosse stato il poeta, la regola sequenziale degli items del Contatto[ii] e della Carezza[iii] non si sa in quanti soggetti sarebbe stata fulminata dal bagliore ainico della figura  lodata, nei piaceri singolari diuturni di quegli avventori, come “lode del mare”, tra greco e latino, e anche “racconto del genere maschile”.
Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni.
 Lizard ed. pag.13


-         C’è un tamburo o una sirena infinita che udiamo da un bel po’, eppure non sappiamo dire da dove possa provenire, anche se il messaggio è chiaro e dice che nel pantano dei bei sogni c’è un torinese, ed è malato, anzi, ne siamo certi, dev’essere pazzo. Nessun torinese, dice Corto, resterebbe nel pantano dei bei sogni , a meno che non sia pazzo. Cosa ci farà in questo posto?
Ci sono tre posti terribili tra il Delta del Saraceno, del Satanasso e della foce del Crati, il più pericoloso è il pantano dei bei sogni, o il bosco del torinese. Bisogna andare a vedere, dice Corto. Non posso lasciar solo quest’uomo…
-         Bene, Corto Maltese, gli risponde il poeta. Se vuoi andiamo, ma non sarà facile raggiungerlo; intanto bisogna attraversare la ferrovia, e quindi vorrà dire che non siamo venuti in barca.
-         Smettetela con quei tamburi, urla il torinese, basta, basta, divento sordo, questa non è la contrada del campanaro, è semplicemente la contrada del pantano, e se c’è quel marinaio con quel pezzo di figliola appresso allora è la contrada del bosco del torinese, anche se dovrebbe essere chiamata la contrada dell’ainos maris, che è la lode e il racconto del mare e del genere maschile, e che è anche il terribile, l’Heimlich del (- φ), stando a quanto dice il marito della giovane figlia di quel marinaio che, si narra, appartenne alla banda Pignatelli che operò nel golfo di Taranto durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Dio mio, che bello questo pantano dei bei sogni, e delle infinite pugnette, è strano che Harry Mathews[iv] non vi abbia ambientato alcun piacere singolare, che tipo scarso! Qui, c’è il tesoro del reggimento a cui appartenne da militare anche il poeta, che era della Brigata Pinerolo e, poi, si è dovuto congedare, quel coglione antimilitarista, nel luogo in cui c’è la Confraternita della Caccia e di Sant’Uberto, un autentico fesso costituzionale, per questo l’abbiamo spedito a Torino!
… Ah, sentite, arriva qualcuno, devono essere i miei vicini, con quel bella puledra marinaia, non ditemi che è dal mare che sta venendo la lode del mare!
-         Come sta?, chiede Corto al torinese.
-         Orribilmente, anche se a vedere la figlia giovane del mio buon marinaio della Banda Pignatelli, il sobbalzo del mio (-φ) non solo mi fa venire il singhiozzo  ma, se non distolgo il pensiero, ho emissioni incontrollate non solo di liquido preseminale. Lei non sa quante volte questa giovane figa del bagliore ainico allieta i miei piaceri singolari. Non crede che il poeta, che ne detiene il godimento singolo e singolare, debba ogni tanto delegarmi come suo sostituto, non solo notturno? E’ ignobile che quello straordinario picciunazzo, come dicono qui questi terroni, se la faccia sempre con quell’insignificante poetino di suo marito, non crede?
-         E’ sconsiderato, disse Corto.
-         Sconsiderato? Lei è generoso nei suoi confronti.
-         Allora, diciamo inammissibile, ma non ci pensi più per il momento, o, almeno, resista fino a  stanotte e poi ne faccia la lode infinita nei suoi piaceri singolari notturni fino al sorgere del sole. E a proposito, perché non ne manda una microcronaca ad Harry Mathews?
-         Fesserie. Scommetto che lei è della Folletto. Va rompendo il cazzo di casa in casa per carpire i piaceri singolari della gente. E non solo i piaceri notturni.
-         Non direi, rispose sorridente Corto. Questo è il Bosco dei Bei Sogni, o il Pantano, se vuole, non ci sono case né casolari, né pisciaturi, né capanne o caselli dell’eterotopia, non solo come la intende Michel Foucault[v].
-         Non ho caldo, rispose ancor più sorridente il Torinese. E poi è tutto maledettamente bello qui. Il Pantano dei Bei Sogni, il Pantano delle Seghe del Torinese…
-         Senta, questo Pantano ha un nome, il Pantano dei bei sogni e delle pugnette del poeta, è il più pericoloso della nazione e del mondo, la dimora di tutti  i fantasmi più immondi non solo d’America…Guardi l’erba…non finisce mai di crescere…più ne tagli, più ne cresce, altro che Folletto, questo è il posto da cui è stata generata la produzione infinita dei tagliaerba. Su, venga via, venga con me, ritorniamo nel nord Italia!
-         La ringrazio, ma resto qui, sono il Torinese e questo è il Bosco del Torinese.
-         Senta, aggiunse Corto, qui in questo Pantano ha origine ogni malattia e qui, quando si comincia a sognare non ci si sveglia più, è la contrada del Campanaro e della Pignata piccola, lei è stato ingenuo a venire quaggiù, anche se è dentro il sogno di fottersi la moglie del poeta per un intero ciclo lunare, manco fosse un saraceno.
-         Cosa vuole insinuare?
-         Oh, basta! Posso indovinare quasi tutto di lei. Non solo lei è un piemontese tipico, ma se voleva fottersi la moglie del poeta perché non se l’è fottuta prima che fosse la moglie del poeta, avrebbe potuto farlo benissimo quando veniva a cercar funghi con tutte quelle sorelle depravate , che, a conti fatti, pur essendo quella giovane il piatto forte e appetitoso, una botta a ognuna di quelle troie avrebbe potuta dargliela almeno una alla settimana, cioè una fase lunare la sorella maggiore, la fase a seguire la quarta, poi riposo per via della terza che non è chiavabile nemmeno se te lo tira su prima la giovane, quella della lode del mare e del fallo, quindi si riprende e via anche con la madre, tanto il marinaio non c’è mai in loco, lui va sempre per mare, e la sua casa è il porto di approdo di tutti i filibustieri di tutte le confraternite interregionali, poi quella che è rimasta, e infine la giovane, a fotterla nel novilunio o nel plenilunio a seconda delle posizioni del Foutre du Clergé de France da inscenare. Comunque, adesso la cosa non è più possibile. Lei è malato, sia ragionevole, lo faccia recintare questo bosco e venga con me.
-         E la seconda che fine ha fatto? – chiese il Torinese.
-         A parte il fatto che quella , per essere chiavabile, dovremmo rifarla  dalla testa ai piedi e, possibilmente, chiamarla con un altro nome, e, poi, non lo sa? Andando spesso da Pignatelli a Sellia Marina, a un certo punto non è tornata più nel Pantano, l’hanno ritrovata a scopare con il Folletto nella zona della Nato di Vicenza, ufficialmente presso i parenti recentemente verbalizzati come famiglia di San Giovanni.
Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni.
Lizard ed.:pag.31
Nel Pantano dei Bei sogni c’è  nella notte del Torinese la vincita alla Lotteria di Sibari, e quel maledetto carro armato tedesco, davanti al quale era scappato e nessuno si era stupito, tutti avrebbero voluto fuggire, ma ci vuole più coraggio a vivere da vili che a morire da eroi, e allora il Torinese adesso attaccherà quel carro armato e poi recinterà il bosco e se ne andrà a Ventimiglia a far la tratta degli immigrati clandestini, e la sera andrà al Casinò di Sanremo dove conoscerà la pittrice Klelia Kostas, e la porterà poi a Torino, con i capelli rossi e gli occhi verdi, ma prima deve fermare quel maledetto tank tedesco, altrimenti come si farà poi ad emigrare in Germania, appena finita la guerra e quando non era ancora cominciata come farebbero a vendere il Kobold come Folletto principalmente in Italia, quando non giravano porta a porta nemmeno i bardinellisti dell’Albidona…
Così prima che spunti l’alba, il Torinese fa saltare il Tank e prende tutto il denaro dei tedeschi e degli americani insieme, e anche degli inglesi, poi cade in un buco ma la ferita non gli fa molto male, si guarda in giro e non c’è più nessuno, dove sono gli altri, perché lo hanno lasciato solo in questa nebbia nel pantano di Villapiana?  
Vuole tornare nel Bosco dei Bei Sogni che gli piaceva tanto e farsi un piacere singolare, con la figlia giovane del marinaio che ha fatto un casolare vicino al Bosco e per entrarci deve attraversare la ferrovia ma non c’è pericolo perché c’è il semaforo e quando è rosso allora lui passa, e se passa la figlia, così la sogna nel piacere singolare, che viene qui per funghi o per le grosse pigne, finisce che per non farle pagare il canone Rai a Torino le faccio vedere come si innalza il mio (-φ) quando lei mi fa la numero 40 per raccogliere funghi anche se sarebbe bastato fare la 17; la sua azione è stata magnifica, la sua bomba ha fatto saltare il dispositivo di alleanza della figlia bona del marinaio che ha eretto il casolare davanti al Bosco del Torinese dopo che lo Ior gli aveva ordinato di vendersi la casa della dote della moglie per sposare la prima figlia, nello stato di famiglia così ordito, a uno zingaro delle giostre stanziali, è stato spiacevole che quel tanghero di mitragliere abbia sparato al Torinese, anche se non lo ha colpito, ma è soltanto un sogno, e difatti pur avendo recintato il Bosco, poi è cresciuta l’erba e quelli del Comune non sono venuti più a tagliarla, e allora la Ferrovia ha venduto la rete elettrica e quelli hanno messo altri fili e tappato le finestre del casello, per evitare che il fantasma del Torinese continuasse a molestare le ragazzine che passavano in bicicletta o in motorino, poi se avevano la vespa, a guardarle, era immediatamente dentro un subitaneo piacere singolare a spruzzo immediato, per via dell’acqua, o della fonte che, intanto, se l’è ricordato ha a che fare con quel marinaio e il suo cognome e anche con una chiesa sconsacrata a Roma dove adesso si è preso mattoni e nome una ditta che fa le videoconferenze, ma non si tratta di  visionatori, nel senso di Edgar Morin, così a tarda sera, passa l’ultimo treno, e poi non ve ne saranno più, gli appare la moglie del poeta, che gli dice che tra il poeta, che è stato mandato via a Torino, e lui, il Torinese, lei sceglie il Torinese che è qui nel Bosco del Torinese e adesso è davvero una sorpresa, un Heimlich ainico, credeva di essere solo il Torinese e detestava il mondo, e si era incazzato con Pignatelli che riposa in pace a Santa Maria dell’Armi, che da qui, dal Bosco dei Bei Sogni, lo vedeva ogni giorno, e anche di notte, se c’era la luna, e di turno non fotteva nei sogni la giovane figlia del marinaio che con quel nome dell’acqua e del mare, anche se il mare è la figlia più giovane, per via del nome lo è anche per la lode del genere maschile e quindi del fallo, che essendo, secondo Lacan,  il (-φ) e quindi è quello del poeta, e allora il Torinese chiede alla moglie del poeta se lo ama, le chiede:
- Mi ami sinceramente, o vuoi semplicemente farmi una pugnetta, s’intende una bella pugnetta qui in questo Bosco dei Bei sogni e delle Belle pugnette?
E lei che cosa gli risponde al Torinese?
- Sì, caro Torinese [ è così che si chiama: n.d.r.], non potevo fare a meno di venire.
E il torinese:
- Oh, Gaudio mio…allora sono felice…felice…felice.
Hugo Pratt. La laguna dei bei sogni.
Lizard ed.:pag.31
E quando arriva Corto al mattino gli si dice che è morto all’alba il Torinese e non aveva nemmeno chiuso il cancello del Bosco che dà ad est sul mare, prima dell’alba, e all’alba, lo sanno tutti, era nato il poeta, che, nel Pantano dei Bei sogni e delle belle pugnette, non c’è niente da fare, anche se l’hanno spedito a Torino a toccar culi sabaudi al mercato della Crocetta, è lui il gaudio della giovane figlia di quel marinaio il cui nome è più terribile dell’Heimlich freudiano ma col nome della figlia più giovane è semplicemente il racconto e la lode del mare e del genere maschile, che, lo sanno tutti, è il fallo, e quindi, secondo Lacan, è il (-φ) del poeta. Che è stato spostato a Torino.


[i] Cfr. Hugo Pratt, Corto Maltese.La laguna dei bei sogni, in: Hugo Pratt, Corto Maltese.Le lagune dei misteri, Lizard edizioni, Roma 2002.
[ii] Cfr. ITEMS DEL CONTATTO, in: V.S.Gaudio, Manualetto della Mano Morta , Scipioni Bootleg, Viterbo 1997:pagg.10-11-12.
[iii] Cfr. ITEMS DELLA CAREZZA, in: V.S.Gaudio, op.cit. : pagg. 18-19-20.
[iv] Harry Mathews, Singular Pleasures,  P.O.L. éditeur 1983.
[v] Cfr. Michel Foucault, Le eterotopie[1966]. In : Idem, Utopie Eterotopie, trad. It. Cronopio, Napoli 2006. Cfr. Anche : 1) V.S.Gaudio, Miroir d’Hétérotopie;  2) V.S.Gaudio, L’Homerotopia: entrambi in : Alessandro Gaudio, Il limite di Schönberg. Ricerche Estetiche, con testi di V.S.Gaudio, Edizioni Prova d’Autore, Catania 2013.

mercoledì 17 agosto 2016

Il Meridiano di Bragalla ▌

Il Calendario 92 allà

L’immagine-foto di Maruzia in calzebraghe è quella di un mondo frattale
di cui non c’è equazione né esito se non in quel luogo a Bragalla,
perché lì non c’è la filosofia del soggetto, né quella dello sguardo,
ma c’è quella della distanza dal mondo, da Bragalla per meglio coglierla
in farsetto da armare con quell’arnese insetato sotto,
sublimato, questa imbragallatura tra seta, pelo, carni e
buchi irrumati, è da questo che si adliga,
è da quel posto che l’adlectatio carezza l’anima
come una mutanda, da quel posto l’oggetto che è Maruzia
ha la valenza  del gioco del diavolo, il gioco del poi,
che, non avendo niente da dire, si fa a mutola, sfugge
al commento e all’interpretazione: quando il poeta arriva a captare
qualcosa di questa sua dissomiglianza e di questa sua assolutezza
anonima, così singolare, qual è il nome,
questo, o questo questo, cotale a Bragalla, allà,
cambia qualcosa dal punto di vista del mondo “vede”,
è Maruzia stessa che si fa luogo della sua assenza,
essendo quella situazione, quella luce, quell’arnese,
quella Bragallona è l’evidenza insolubile – quel suo bragallare
del calendario del 92- del pieno avvenimento fantasmato,
la giostra saracina di Bragalla[i].
Così l’oggetto si fa specchio del poeta,
ma è l’oggetto che dice “visto tutto questo
là lontano laggiù allà tutto questo questo qui
questa smania di vedere quale bagliore
questo bagliore avuto allà è questo la Bragalla,
la quintana che deve essere fissata, guardata intensamente
e immobilizzata dallo sguardo.
Non sono io che devo posare, sei tu che devi trattenere
il respiro per fare il vuoto nel tempo e nel corpo.
Ma devi trattenere il respiro anche mentalmente
e non pensare a nulla affinché l’incantesimo che c’è nel gioco
di superare la mia immagine e di essere conseguentemente
a una sorta di fatale gaudio, così che tu ed io, noi stiamo giocando
al gioco del diavolo, quel Cotale che fu il Suo dei 112 esemplari
di  Quel paese ora sarà dentro l’anello di quell’immagine il tuo Questo,
allora si produce Bragalla, il mondo, come evento singolare, senza commento,
giocando alla mutola, cenni ed atti chi adoperando, senza una minima parola”.
Qual è la parola, serviziale come la chiama l’Aretino che fa 40 quando Maruzia
porge quel posto sibarita – che fa sempre 112 – e che fa cogliere il bagliore ainico
fuora alla sponda del letto o della panca o della segia e questo si chiama “serviziale”,
che altrove più tardi essendo stato rinomato l’”Attrazione di Milano”, questo che dà il serviziale avrà il nome il Meridiano di Bragalla, e sarà l’adlectatio di Bragalla
perché è questo che ha fatto il sublecto ha preso a gioco la maledetta troia sibarita.

giovedì 11 agosto 2016

martedì 9 agosto 2016

Aida Maria Zoppetti ░ Avvoltoio

                         Avvoltoio 
    piegato avvolto involto ravvolto ripiegato
    legato arrotolato coperto inviluppato
    attorto attorcigliato contorto ed avvitato
    vecchio rapace solo dessere allitterato
from ricreazione.blog artificiale d'arte e artifizi

lunedì 8 agosto 2016

Aida Maria Zoppetti ▬ (Cosa?)

       
              (Cosa?)
          Non l’avevo mai vista più furiosa
          (Rosa?)
          No, l’ape, dentro un libro di mimosa
          (Insofferente?)
          Direi… Sì, delusa, non paziente
          (Che ha detto?)
          Mah… Diceva: "Maledetto l’apostrofo e l’aprosa!"
          (Impertinente!)

          (Cosa?)


      from ricreazione

                         blog artificiale d'arte e artifizi


martedì 2 agosto 2016

La giostra sibarita allà ░

La giostra sibarita o la quintana saracina e i 112 istrumenti

Mah che è il magnificare,
la copia di maha, che è questo fare copia di sé
per il Calendario, il fantasma irriducibile, la copia
che è Fong, loggetto a che per tre anni chi ne fa
copia vagabonda ai limiti del cielo a Bragalla[i]
ne fanno mutande a tutto paragone
in quel posto, allà, dove fu imbragallata
nella giostra sibarita, quanti Enea a piuol
la posero come Dido Maruzia quei giocatori
di Antefluvius a mazzasquido e per cominciar
facevan al duro e molle tanto che quel che
fu trentuno divenne 92 o 112 che le fecero in giostra
il 66 perché è nel territorio di circa 66 chilometri quadrati
o meglio 65 e 29, in cui il chilometro ha il numero del Re
di denari che è nel tarocco del Gioco del Poi
e 29 è il Brindellone, il denaro della cinquina,
la quintana saracina, la giostra sibarita che si fa
una a cinque e quello che lha imbragallata esce,
come il marito nel gioco degli zingari, va ad attizzare
la fornace e dentro a lavorare alla prima camera viene
quello che lavea bagnato nel fluvius, cosicché
ora qui entra chi se lera fatto imbracare in mano
o chi caricava lorza o lo teneva in tiro pronto
e parato a travagliare in bocca fino a che
la correggiola, che è questa gherminella zingara
fattasi giostra saracina, porti dentro, a Bragalla,
tutti gli oggetti declinabili, ovvero 4629 x la declinazione
del sole che è 23 allinizio del Calendario diviso 100
che fa 1064 o se le armi non sono tutte in forma
si potrà ovviare con la formula 4629:41, che sono gli
anni di Maruzia, che dà per somma 112, che è il posto
da cui la troia sibarita è venuta a fare Bragalla,
cosicché Maruzia ne prenderà nellantefluvius
112 di strumenti, ed essi saranno, se agricoli, nominati
cavicchio, erpice, manaiola, marra, palo, pertica,piantatoio,
piolo, roncola, stollo, vanga;
se di uso domestico,
bastone, cannocchiale, chiave, clistere, manico, matterello,
mestolo, nerchia, pendolo, pennello, pestello, stanga, trave, verga;
se armi.
attrezzo bellico, brindellone,cannone, clava, daga,fucile, giavellotto,
mazzafrusto,pistola, spadone, stocco;
se personificazioni,
amico, babbo, brigante, costui, individuo, lavorante, mugnaio, nemico,
ospite gradito, padrone del gaudio, personaggio, protagonista, tale, re di denari;
se personificazioni ecclesiastiche,
chierico, diavolo, guardiano degli orti, ingannatore,
maledetto da Dio, prete, priapo, proposto,malaguida;
se sostantivi,
affare, argomento, arnese, attrezzo, cosa, coso, istrumento,
marchingegno, omaggio, ordigno, quellaffare, quella cosa,
quel coso, quella faccenda, roba, utensile;
se pronomi,
cotale, la, lo, quello, suo;
se concetti  astratti,
arbitrio, attributo, caso, conoscimento, coscienza, desiderio,
discrezione, erezione, maestria, maneggio, mestiere, natura,
onore, pensiero, prominenza, ragione, senno, sentimento, usanza;
e di questi 112 strumenti, allora, ognuno per Maruzia,
ebbe il nome come la giostra saracina di Bragalla
con cui celebrò larte dei poeti e lastrologia,
è questa la parola? Qual è la parola?
La cura sottile o sessantasei, il gioco del diavolo o
Maruzia che rinnega la fede, fin da questo, dato da questo,
da quello, quello, questo, costui, qual è la parola, questo qui,
costui che è dentro, è il mugnaio, il brigante, che stanga,
è il palo, la pertica, il padrone del gaudio, è il personaggio,
il protagonista, il cannone che è in Calabria e bragalla, impala
frega nel pelo, tenta nella pazienza, toglie la prelibatezza saracina
e sibarita, qual è la parola, dove, là, allà, Bragallà, laggiù, lontano,
allà, lontano, lassù, imbragallassù Antefluvius, Monte Alto, Podere
delle Braghe, Quel posto, Quel Paese, Allà, Quel posto, qual è la parola,
visto tutto questo, tutto questo costui, armato e baldo,
dritto e duro, impronto, o che pazienza in ghingheri,
o che maestria in tiro, o che appetito allordine,
o che usanza parata e risoluta, o che discrezione in tono
tutto questo questo qui
fantasia di vedere quale
intravedere
credere di intravedere
là allà lontano lassù
a fioco quale allec
pissac, scatapicchio e spaccapassera,
spirito e ventinove, pingherlone e minchia
maledetto da Dio,messer Mazza e signor Bragallone,
qual è la parola, laggiù, lontano, a Bragalla,
luogotenenza dellimpero o podere della cinquina,
vescovado della Bestia, Poggio della Bragana,
meridiano della macchina a stantuffo,
Meridiano del Mazzapicchio, Luogo del Cotale,
laggiù dove la, lassù dove lo, dove Quello,
il posto del formato e della mercanzia, dellattrezzatura,
dove si va a Bragalla, e si va a Lecco,
e a mungere, a pompinare e a fare quel servizio,
qual è la parola
succhiacazzi, carrellante, sparapippe
smallaquesto, smallaquestoqui, come si dice,
qual è la parola, la saracina va al fottisterio,
strafotte e puttaneggia, dà una sbattutina al manico,
imbecca e dà da beccare, si fa ingollare, imbragallare,
questo, allà, è questo qual è la parola giocando alla mutola
la giostra di Maruzia a Bragalla, che andando a Bragalla
si toglie luovo alla gallina, chi lè dentro e chi lè fora,
chi imbotta e chi irriga, chi lambicca e chi sgocciola,
chi spruzza e chi cola, chi scarica la balestra e chi sborra,
chi da nettare e chi miele, chi liquore e chi fa la saponata,
chi fa la spuma e chi il succo, tutto questo questo qui
fin da questo al Cotale dove è là che si va in calzebraghe
ad aprire il Calendario, il bagliore ainico che si è visto
è questo che si è intravisto là lontano laggiù, a Bragalla,
il Monte Brekë, quel posto, il luogo più stretto e segreto,
il ristoro, la Taverna del Pelo, dove è lì che la Bragalluzia
è bagascia, bucaiola e culana, pescatrice e piglianculo,
qual è la parola, questa, altra cosa, cavalca il muletto,
fa lamore a secco, infilza perle e zucchero candito, mena luovo,
pesca e prende al buio, sollazza preti e toglie un bocconcino,
tenta nella pazienza limbracatura allà a Bragalla,
tutto questo , questo questo, questo qui allà
qual è la parola?
Da V.S.Gaudio |BRAGALLA |©2009


[i] Fong è l’esagramma  55 dell’I King: sopra c’è il trigramma Cenn, l’eccitante, e sotto il trigramma Li, il risaltante, che fanno durare questo “fare copia di sé” per dieci giorni tanto è irriducibile il fantasma e per tre anni chi ne fa copia “vagabonda ai limiti del cielo”: cfr. I King, trad. it. Astrolabio, Roma 1950: pagg. 235, 500, 502.

sabato 30 luglio 2016

La battaglia di Bragalla ▌

La bardatura e l’arnese per andare a Bragalla

Bragalla è in una nicchia sicura, più antica
di tante città europee, famosa un tempo per
la festa dei due mari.
Gli uomini che son costretti a vivere del ricavato
del territorio, in genere sono socievoli, beffardi,
inclini alla permalosità e scansafatiche e donnaioli;
quelli di Bragalla non fanno eccezione.
Le vie di accesso non sono faticose.
Maruzia ha visto le nuvole del senso bragalliano,
il senso di attrazione che ha l’altitudine contenuta,
tanto che si è raccolta sotto e sublimata,
è da questo cingersi tra subligacŭlum e brekë
che ha sentito il momento discendente e ascendente
della panna quando viene versata in un bicchiere
e il cielo così azzurro che la montagna ne ha fatto
una maestra di posta, Brhat, in alto fu così grande
e solido che il dio del vento o l’antilope
che lei era in fuseaux, queste calzebraghe d’armi
coperte dai falsi d’arme della maglia di lana
che arrivano a farle la bardatura sul cavallo
caposaldo difensivo, l’arnese;
o di là Bracu, che essendo palude e pantano,
subliga, come le sue mutande di seta,il luogo sibarita
da dove viene e il luogo della regina zoofila dove va
per la bragallatura, Bhram, che è girare intorno, e che
con le calzebraghe da armare Maruzia va a fare la saracina,
la Giostra di Bragalla, cosa potrebbe fare se non il 66,
l’impalatura, l’imbragallatura, la fregata nel pelo
l’arte poetica del gaudio, Maruzia, l’uranista pescatrice
che con le calzebraghe da armare viene a Bragalla
per passare al suo meridiano in dono con l’allecula
del padre, lì in quel posto a lavorare di culo
nel giorno dell’astrologia e del Calendario,
a Brekëhalla, le mutande della zia paterna,
nelle braghe, il denaro della cinquina, che un po’
è la moneta del re di denari, che è il suo numero 65,
per nome e cognome, un po’ è questo taliano che lo punta
e lo mette nel gioco del diavolo, o è il cannone
il brindellone, l’attrezzo bellico che sta invece
facendo la Battaglia di Bragalla

da V.S.Gaudio | Bragalla © 2009

mercoledì 27 luglio 2016

Il gioco di Bragalla ▌

Il gioco di Bragalla vs la battaglia di Bragalla

A Bragalla Maruzia[i] trova i frizzi
cosa le prude in questo bragard continuo
in questo giorno di gala
in cui si dà inizio al Calendario
andandoci in calzebraghe,
è là , allà che si va, a Bragalla,
per il tiro a cinque, l’imbragallatura,

che non è il tiro a quattro delle Daumont
come questo potrebbe essere il tiro
a cinque delle Brougham, o delle Brahall,
ma è il luogo dove si imbraca
la troia sibarita 5 alla volta,
dove lei va a fare la Battaglia di Bragalla ,
che a differenza della Battaglia dei Gesuiti
che è cinque(dita) contro uno,
questa alleca o adlecta una(troia) contro
cinque(cazzi) per volta tanto che poi
le venne il nome di Bragallata, per donna pubblica
Maruziola, per mariola
Maruziana, per zorziana
Bragalda, per magalda
e per questo giocare a mazzascudo o alla palla
fu diffuso il gioco di Bragalla,
in cui più uomini di Bragalla possiedono
sessualmente a turno, duci, regi, patrizi,
uomini di guerra ne fanno di Maruzia
imbragata il bragallo per giocare tre ore
ai billi et alla palla et anche a mazzasquido
come Ainea a piuol pose Dido
giocano questi vecchi porci a mazzascudo
e per cominciare fanno al duro e molle.
Da V.S.Gaudio | Bragalla © 2009



[i] Bisogna evidenziare il fatto che il tarocco 12, che attiene a “Marusalla”, che, fatto della somma di Maruzia e Bragalla, denumerato con l’alfabeto dei Rosa Croce, non è altro che la somma cabalistica di 129:1+2+9=12, è l’arcano che indica la raccolta del seme gettato addosso e per terra o in culo; è la manifestazione della libido che manca di un oggetto individuale, la oblatività della lussuria che si fa “imbragallatura”, è il “mullar del poi”. Il 12 è il fantasma erotico irrerpinibile che attiene al pensiero troppo sublime per poter essere reso intelligibile; è nella tatrade comparativa in cui sopra c’è l’arcano 11, la forza, il tarocco dell’azione e dell’atto, del mettersi in mostra e della pratica operativa, che è il tarocco finale prodotto dal numero onomastico dell’atrice: Maruzia, che fa 92, e il cognome A(…)s, che fa 51: 92+51=143-78=65, che è il Re di denari, ovvero 6+5=11. Inutile precisare che nelle undici coppie di Wirth, il 12 è nella coppia XI, l’infinitismo sessuale che viene reso fantasma irriducibile, oggetto a bragallato. L’imbragallata va, nelle vie Sephiroth, dallo splendore(per il bagliore ainico) alla forza, da Hod a Gerurah: che è il pilastro e quindi il meridiano che si connette in senso latitudinale al centro della bellezza con la via Ayin, che è virtù del tarocco XV, e del relativo gioco, quello del diavolo, che, nelle carte Esseilla, è la “forza maggiore”; nei tarocchi del Mantenga, il XII è Urania, la musa  della cosmologia e dell’uranismo. Marusalla è l’imbragalla, la donna dell’”hang up”, in cui l’intimo viene alla luce, ecco il bagliore ainico questo Heimlich illuminato e sospeso, a Bragalla, che ha dentro Bhray, “splendere”,”illuminare”,”scintillare”; Brhat, 2alto”,”solido”; Bhram,”girare intorno”, la circolarità anche di un luogo. Il senso ottuso di Maruzia o Marusalla a Bragalla è il senso ottuso che giuoca a mutola e con il bagliore ainico fa del gioco del diavolo  la luce incessante dell’indistruttibilità dell’Altro, illumina e spegne la fatalità indistruttibile dell’Alterità. Che resiste a tutto, tanto che essendo così radicale diventa introvabile e irriducibile, anche se la fatalità entropica dell’oggetto a può ancora forzare all’estraneità l’inintelligibilità dell’Altro passando al Meridiano anche in altri luoghi ma con le valenze simboliche connesse all’oggetto a. La contiguità frattale di Maruzia e Bragalla è una rifrazione del mondo, nel suo dettaglio, ad armi pari: lei, con le calzebraghe, l’arnese e la bardatura della giumenta; il luogo, con l’arma che bragalla. E’ la forma segreta dell’Altro che si è fatta forza dell’immagine immobile, dove, a Bragalla, quando, allora, quel giorno, in cui il passaggio di Maruzia al Meridiano 16°08’ è nel fotogramma “appicato” al culmine del gaudio, della drammaticità.