Laura Betti ⁞ "Licenza di uccidere il mostro"

TESTIMONE E ACCUSATORE
Laura Betti
Ho conosciuto Pier Paolo nel 57. Ci siamo subito
fidanzati, poi sposati. Io sostenevo che sarei poi
diventata il bastone della sua vecchiaia e data la
mia tendenza ai chili in piú lui sosteneva che sarei
diventata la palla della sua vecchiaia. Avevamo
poche cose in comune: una disperata vitalità e una canzone dal
titolo Amado mio che aveva cantato Rita Hayworth in Gilda.
E unaltra cosa avevamo in comune: la disubbidienza. Eravamo
una coppia tipica con i regolari problemi del ruolo. Io mi ero
assunta come tutte le donne un compito duro, pesante, quasi
impossibile. Lo facevo ridere. Non sapeva ridere quando lho
conosciuto. Teneva le labbra sottili sbarrate, chiuse. Era un uomo
braccato, respinto, schedato dalle destre e dalle sinistre come
diverso. Era un uomo assetato damore. Farlo ridere non era
dunque facile anche perché non cera nulla da ridere. Il nero
fascismo del nuovo fascismo era tuttintorno a noi, alla nostra
pazza isola di sole, di colori, di sapori; unisola resa superba dalla
poesia sparsa ovunque, a piene mani.
Una coppia tipica. E se lo dico è per disubbidire a chi ha deciso
che una coppia tipica non possa essere anche insolita. Lo dico per
disubbidire a chiunque scheda gli omosessuali, le donne, gli
handicappati stabilendo una volta per tutte che deve esistere una
normalità, quella normalità, non tre, mille normalità. Una.
Approvata dallalto, da chi sa in che modo si deve allevare
lindividuo di comodo; lindividuo lobotomizzato a cui nascondere
qualsiasi stimolo rivelatore di mondi cosiddetti proibiti quali, per
esempio, ununica sessualità con mille sublimi ramificazioni piú o
meno selvagge (e beati coloro che si guadagnano il piú che
comprende tutto quanto offre la vita).
Ed è sempre per disubbidire che ancora non posso parlare di
Pier Paolo non avendo io per ora deciso che il personale è politico
ecc. Posso solo raccontare di un giorno che si chiamò per sempre
2.11.75 in quanto tutti i giorni diventarono per me 2.11.75. In
quel giorno capii semplicemente che il fatto era logico e che
tutto era stato deciso in una data antica. La condanna a morte di
Pier Paolo era stata impartita, dallalto, venti, trenta anni prima.
Tante condanne a morte impartite nei modi più ambigui. Le
aggressioni fasciste io cero diventavano per la polizia e la
magistratura risse. Risse controllate dalla polizia affinché i
fascisti ne uscissero ben protetti, al caldo, al sicuro. Fascisti
che non perdonano i cui nomi sono legati a tutti i delitti
politici, al sangue che non si lava e sporca le piazze. Condanne
a morte impartite dalla stampa italiana tutta che imbastì
negli anni la più chiassosa e ben orchestrata campagna che mai
si potesse sognare.
Pasolini fu un formidabile datore di lavoro per la stampa italiana
la quale sublimità del grottesco contribuì nel modo più
decisivo alla sua eliminazione proponendo, e non certo tra le
righe, una sottile direttiva: Licenza di uccidere il mostro.
Chiunque avesse voluto uccidere Pier Paolo per qualsiasi motivo
era dunque assolto in partenza. Quasi un dovere civico.
!


ΣΜΙΛΗ/ SMILE rende omaggio alla disubbidienza di Laura Betti, che il 1°
maggio 2017 avrebbe compiuto novanta anni.
Questa testimonianza uscì su Panorama, 8 novembre 1977, con il titolo
Laura Betti ricorda. Una versione leggermente diversa, tradotta da Anna
Rocchi Pullberg, fu pubblicata nella Revue dEsthétique, N.S., 3 (1982), pp.
9-10, con il titolo Témoin et accusateur. Qui ripubblichiamo quasi interamente
il testo italiano del 1977, ma imponendo il titolo del 1982.